giovedì 21 febbraio 2008
mercoledì 6 febbraio 2008
Appello La politica che Vogliamo
La situazione italiana ed internazionale negli ultimi mesi non fa che peggiorare. Ciascuno di noi in Italia sta cercando di proporre e alternative culturali, politiche, economiche, di produzione, di partecipazione e di promozione dei diritti per tutti/e mentre il sistema politico italiano – al pari di quello di molti altri paesi- prosegue su una vecchia strada autoreferenziale e separata dalla società.
Ci sentiamo lontani da quelle scelte politiche che in questi anni hanno reso ancora più evidenti le logiche militariste e di guerra, le privatizzazioni dei beni comuni, la discriminazione e l’intolleranza verso immigrati e stranieri, la precarizzazione del lavoro. Il nostro Paese vive un declino politico economico, sociale e culturale che è frutto della palese incapacità delle classi dirigenti in ogni campo della società (la politica, l’economia, la cultura e i media) di dare risposte innovative, e centrate sul principio della solidarietà, della responsabilità, della cultura civile, alle sfide ed emergenze che viviamo. Tutto ciò che di nuovo e di solido emerge nasce da una creatività e progettualità condivisa tra i movimenti, le mille forme della protesta e della proposta, e singole persone responsabili che pure nelle istituzioni riusciamo a raggiungere, ma con crescente fatica.
A livello internazionale i rischi di guerra, a partire dall’Iran, e le conseguenze di un potere economico neoliberista fallimentare, ma pur sempre dominante, che alimenta povertà e diseguaglianze e concentrazione di potere in poche mani, stanno mettendo a rischio quelle esperienze e speranze di cambiamento che si sono fatte carico delle nuove e sistemiche emergenze ambientali e sociali, ma anche di disinnescare i prossimi conflitti e la corsa al riarmo, mosse con forza dalla società civile internazionale negli ultimi anni e che hanno generato, per la prima volta dopo decenni, nuove dinamiche politiche in alcune regioni del Sud del pianeta.
Dobbiamo lavorare tutti insieme, a partire dalle persone, i piccoli gruppi, reti, comitati, iniziative locali, unire le forze subito e darci un “programma minimo” assicurando centralità alle mobilitazioni locali per i beni comuni e contro le grandi opere, la devastazione del territorio, le basi militari, nello spirito del movimento di Genova, e rilanciare le nuove forme della democrazia partecipata e deliberativa e – contro ogni collateralismo o cooptazione subalterna nelle istituzioni - la proposta di una autonoma identità politica delle soggettività sociali e dei movimenti.
Non c’è bisogno di una nuova organizzazione o di un coordinamento intergruppi, ma - rispettosi dell'autonomia e dell'indipendenza delle nostre esperienze e di ciascuno – crediamo che sia cruciale cercare legami comuni per andare oltre il frammento, e costruire tra di noi modalità nuove di relazione e di rete che ci diano più forza nella nostra pressione verso le istituzioni ed il sistema politico del paese.
Rivendichiamo la nostra autonoma soggettività politica come persone ed organizzazioni che si vogliono impegnare per il cambiamento. Fuori dai partiti e fuori dal sistema della rappresentanza –che rappresentano comunque aspetti determinanti della formazione della volontà politica generale- si sono diffuse in questi anni forme nuove di politica dal basso che hanno dato vita a sedi e spazi di democrazia partecipata: chiediamo pari dignità tra le diverse forme della politica impegnate nella costruzione del bene comune e dell’interesse generale. Sappiamo bene anche che la politica non è altro che lo specchio della società: ed è per questo che ci sentiamo anche parimenti impegnati verso una trasformazione sociale, economica, dei comportamenti quotidiani, capace di ricostruire una politica nuova, come servizio e gratuità, come adempimento dei doveri di solidarietà e del bene comune.
Perciò vogliamo proporre l’avvio di un processo condiviso per costruire uno spazio comune dove praticare e proporre forme autentiche di democrazia, aperto a quelle organizzazioni, campagne, movimenti, ed associazioni della società civile italiana che noi crediamo siano pronte per condividere azioni e strumenti di mobilitazione ed iniziative sui temi che insieme decideremo come prioritari.
P.s
Per segnalarci il vostro interesse a partecipare a questo percorso inviate una mail a:
agirepolitico@gmail.com
Ci sentiamo lontani da quelle scelte politiche che in questi anni hanno reso ancora più evidenti le logiche militariste e di guerra, le privatizzazioni dei beni comuni, la discriminazione e l’intolleranza verso immigrati e stranieri, la precarizzazione del lavoro. Il nostro Paese vive un declino politico economico, sociale e culturale che è frutto della palese incapacità delle classi dirigenti in ogni campo della società (la politica, l’economia, la cultura e i media) di dare risposte innovative, e centrate sul principio della solidarietà, della responsabilità, della cultura civile, alle sfide ed emergenze che viviamo. Tutto ciò che di nuovo e di solido emerge nasce da una creatività e progettualità condivisa tra i movimenti, le mille forme della protesta e della proposta, e singole persone responsabili che pure nelle istituzioni riusciamo a raggiungere, ma con crescente fatica.
A livello internazionale i rischi di guerra, a partire dall’Iran, e le conseguenze di un potere economico neoliberista fallimentare, ma pur sempre dominante, che alimenta povertà e diseguaglianze e concentrazione di potere in poche mani, stanno mettendo a rischio quelle esperienze e speranze di cambiamento che si sono fatte carico delle nuove e sistemiche emergenze ambientali e sociali, ma anche di disinnescare i prossimi conflitti e la corsa al riarmo, mosse con forza dalla società civile internazionale negli ultimi anni e che hanno generato, per la prima volta dopo decenni, nuove dinamiche politiche in alcune regioni del Sud del pianeta.
Dobbiamo lavorare tutti insieme, a partire dalle persone, i piccoli gruppi, reti, comitati, iniziative locali, unire le forze subito e darci un “programma minimo” assicurando centralità alle mobilitazioni locali per i beni comuni e contro le grandi opere, la devastazione del territorio, le basi militari, nello spirito del movimento di Genova, e rilanciare le nuove forme della democrazia partecipata e deliberativa e – contro ogni collateralismo o cooptazione subalterna nelle istituzioni - la proposta di una autonoma identità politica delle soggettività sociali e dei movimenti.
Non c’è bisogno di una nuova organizzazione o di un coordinamento intergruppi, ma - rispettosi dell'autonomia e dell'indipendenza delle nostre esperienze e di ciascuno – crediamo che sia cruciale cercare legami comuni per andare oltre il frammento, e costruire tra di noi modalità nuove di relazione e di rete che ci diano più forza nella nostra pressione verso le istituzioni ed il sistema politico del paese.
Rivendichiamo la nostra autonoma soggettività politica come persone ed organizzazioni che si vogliono impegnare per il cambiamento. Fuori dai partiti e fuori dal sistema della rappresentanza –che rappresentano comunque aspetti determinanti della formazione della volontà politica generale- si sono diffuse in questi anni forme nuove di politica dal basso che hanno dato vita a sedi e spazi di democrazia partecipata: chiediamo pari dignità tra le diverse forme della politica impegnate nella costruzione del bene comune e dell’interesse generale. Sappiamo bene anche che la politica non è altro che lo specchio della società: ed è per questo che ci sentiamo anche parimenti impegnati verso una trasformazione sociale, economica, dei comportamenti quotidiani, capace di ricostruire una politica nuova, come servizio e gratuità, come adempimento dei doveri di solidarietà e del bene comune.
Perciò vogliamo proporre l’avvio di un processo condiviso per costruire uno spazio comune dove praticare e proporre forme autentiche di democrazia, aperto a quelle organizzazioni, campagne, movimenti, ed associazioni della società civile italiana che noi crediamo siano pronte per condividere azioni e strumenti di mobilitazione ed iniziative sui temi che insieme decideremo come prioritari.
P.s
Per segnalarci il vostro interesse a partecipare a questo percorso inviate una mail a:
agirepolitico@gmail.com
Vi chiediamo di diffonderlo, metterlo sui siti e farlo circolare sulle mail list delle reti, movimenti, associazioni, riviste con cui siete in contatto, per attivare un tam tam dal basso che faccia arrivare la proposta. Assieme alle realtà che condividono questa riflessione sceglieremo un giorno e un luogo per incontrarci .
martedì 5 febbraio 2008
Alcune proposte e commenti arrivati
Una proposta di Carta
[7 Febbraio 2008]
Avremmo una proposta da fare. Se volete, se ne può discutere. Si tratta di trovare il modo di rovesciare in azione positiva la disillusione, la noia e la rabbia che provocano in tanta gente i partiti e il sistema politico in generale. Per riassumere: prima ci fu il programma dell’Unione, a cui in qualche modo molti collaborarono, poi le elezioni, nel 2006, vinte d’un soffio dal centrosinistra. Da quel momento, quasi solo disillusioni, noia e rabbia. Con qualche eccezione, è vero, ma a tirare le somme il saldo è piuttosto negativo. E la sinistra in particolare, che avrebbe dovuto ridurre il danno, lo riduceva sì, ma solo per Prodi. Non faccio l’elenco, perché tutti sanno di cosa si sta parlando.
Già, ma «noi» chi? Quel che abbiamo visto, negli anni, è che esistono zone sociali molto varie ma accomunate dalla ricerca di un altro modo di vivere, di decidere insieme e di avere a che fare con l’ambiente. Qualcuno chiama questa parte della società «movimenti», talvolta «pacifismo», alter ancora «comunità locali», oppure «associazionismo», «lavoratori», «precari». Per semplicità, noi diciamo «società civile». Come la si voglia chiamare, questa parte della società, che fa parte di reti [il Patto di mutuo soccorso, il movimento per l’acqua, ecc.] o anche no, ha nei riguardi della politica, delle elezioni, una relazione ambivalente. Per un verso non ne sopporta più linguaggi, discipline e finalità. Per l’altro verso ne dipende, come se quello fosse l’esclusivo ambito da cui ci può aspettare, prima o poi, un qualche cambiamento. Ne deriva che movimenti cittadini e sociali oscillano tra «chiedere» questo o quello ai loro «rappresentanti», e rifiutarli nella speranza di fare da soli. E gli individui sbandano tra il votare il meno peggio per abitudine, per cultura, per disperazione, o non votare affatto. Nelle elezioni locali si tentano liste e candidati «altri», anche con successo, ma in quelle nazionali pare impossibile.
Dopo l’esperienza di questo governo il fossato si è ulteriormente allargato. E a non molto servirà agitare lo spettro di Berlusconi, per lo meno all’inizio della campagna elettorale. E poi il Pd «corre da solo» e dunque è caduta l’apparenza dell’«unità», e le sinistre non danno mostra di agilità e coraggio nel mettersi insieme.
E allora, che si fa? Si può lasciare che passi l’ennesima ondata di marea delle campagne pubblicitario-elettorali, per poi ricominciare a darsi da fare, anche se probabilmente in un contesto peggiore. Oppure si può cercare il modo di «usare» la campagna elettorale. Questa è la proposta: reti, movimenti, associazioni, sindacati, singole personalità un bel giorno, presto, si riuniscono e discutono di come condurre in tutto il paese, città per città, un’altra campagna. La quale consisterebbe nel fatto che tutti, nelle loro diversità, concordano su un testo, un «programma», che disegni la società e la democrazia che vorremmo; e che tutti si impegnano a diffonderlo e a discuterlo in giro per l’Italia. Poi, ciascuno metterà l’accento sulla parte del «programma» che trova più coerente con sé, e in ogni città o territorio si tradurranno quelle proposte nella situazione che c’è lì. Immaginate decine, centinaia di incontri e di azioni che tutte insieme dicano: noi, così diversi tra noi, abbiamo ciò nonostante una proposta da fare a tutti i cittadini. Che si decida di votare per questo o per quello, o di non votare affatto, noi badiamo alle cose, a come cambiare il nostro modo di vivere.
Si tratterebbe di una «campagna» indipendente e parallela a quella dei partiti, che non si propone di chiedere o imporre candidature, o di barattare voti. E se persone iscritte a partiti, o gruppi locali, volessero partecipare all’altra campagna, bene, ma come una parte tra altre, alla pari.
Così, forse si farebbero due passi in avanti. Il primo: reti, movimenti e persone, cittadini che spesso non si conoscono avranno la possibilità di capirsi, di sentirsi parte di una nascente comunità democratica. Il secondo aumenterebbe la possibilità di resistere agli assalti di Berlusconi [e di chiunque]. Avanziamo questa proposta con semplicità. E se sarà un buco nell’acqua, peccato: ci riproveremo in un’altra occasione.
Pierluigi Sullo [da Carta 4/08 in edicola dall’8 febbraio]
"boris.luca"
a me
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22 feb (16 ore fa)
vorrei chiedervi se siete interessati alla partecipazione al vostro progetto di gruppi ultras. Non quelli descritti dai mass media come delinquenti, ma di quelli che da sempre si battono per l'aggregazione sociale giovanile. Cordiali saluti
Care tutte e cari tutti :
raccolgo la proposta di Gigi Sullo e la rilancio, con alcune riflessioni mie, che vogliono essere un contributo alla discussione. Discussione che anch'io auspico si apra e sia la più estesa possibile. Mi piace l'idea di una campagna elettorale parallela, sganciata dall'esigenza di raccogliere voti e quindi libera e indipendente: una campagna centrata sui problemi, aperta al contributo delle popolazioni che tali problemi vivono sulla loro pelle. Sganciandosi dal problema contingente del voto e della rappresentanza, permetterebbe effettivamente di costruire sul territorio una piattaforma rivendicativa comune che potrebbe diventare la base del confronto e dell'eventuale (ma io direi inevitabile) scontro con gli "eligendi" e futuri eletti. Su questo terreno concreto, e non attraverso incontri e riunioni a tavolino, possono crearsi forme di collaborazione o strumenti di azione comune.
Il movimento che, sia pure in forma magmatica, multiforme ed acefala, si è indubitabilmente creato nel paese, ha delle caratteristiche del tutto nuove e spontanee che rendono impossibile qualunque inquadramento nelle categorie politiche tradizionali. La sua vitalità, la sua capacità di resistenza e di coinvolgimento devono essere salvaguardate e se possibile rafforzate, mentre ogni tentativo di imbrigliarlo dentro le tipiche logiche di schieramento rischiano di smorzarne ed al limite estinguerne tutta la potenzialità.
E' purtroppo esperienza comune quella del fallimento di tutti i tentativi, fatti anche in piena buona fede e con le migliori intenzioni, di organizzare e strutturare a tavolino i diversi spezzoni del movimento; peggior fine poi hanno fatto (e spero che faranno) i tentativi di cavalcarlo e strumentalizzarlo. Stiamo comunque tranquilli che durante questo periodo tentativi del genere sorgeranno come funghi e bisognerà guardarsi da tutti quei personaggi in cerca di autore che cercheranno di accreditarsi presso ill movimento.
Per questo ritengo che il migliore antidoto sia quello che il movimento o la società civile o come diavolo vogliamo chiamarlo lanci questo chiaro messaggio a chi intende presentarsi come rappresentante delle sue istanze:
Attento/a, perchè non faremo sconti a nessuno, noi continueremo le nostre battaglie e le nostre lotte senza guardare in faccia a nessuno/a, se aspiri a sedere su uno scranno del Parlamento sappi che non avrai vita facile, la tua poltrona sarà ricoperta di spine anzichè di velluto: noi non molleremo mai l'osso, perchè i beni che difendiamo sono alla base dei fondamenti stessi della sopravvivenza nostra e dei nostri figli e su quelli non siamo disposti a transigere. Sappi che denunceremo i compromessi che sarai costretto/a ad accettare, perchè sui beni comuni essenziali non ci sono compromessi accettabili, se raggiungerai dei risultati parziali ti diremo che questo non è sufficiente; dovrai accettare che ti citichiamo sempre e comunque, perchè il traguardo a cui miriamo è sempre un pò più in là di dove tu possa con tutta la tua buona volontà arrivare. Se nonostante tutto questo insisti nel non tirarti indietro, allora o hai degli interessi talmente grandi da difendere che non te ne frega di niente e di nessuno, o hai davvero le qualità per essere votato/a, ma ... attento a quello che farai, perchè non ti perderemo d'occhio ...
Credo che la manifestazione di domani a Roma, davanti al Parlamento, che vedrà la significativa e simbolica presenza di medici che si battono per la Prevenzione Primaria, ossia per il diritto di non ammalarsi, sia da leggere proprio in questo senso: attenti parlamentari di oggi e di domani, di destra di sinistra e di centro, siamo qui a dirvi che se non difenderete i nostri diritti fondamentali, primo fra tutti quello alla salute, noi vi licenzieremo, perchè non avete fatto il vostro dovere, che è quello di difendere l'interesse del vostro sovrano, che è il popolo.
Si noti che un'iniziativa di questo tipo è nata e cresciuta dal basso in modo del tutto spontaneo a partire dall'idea di una mamma, dal suo fortunato incontro con una dottoressa e dall'energia e la capacità di coinvolgimento che spesso solo le donne possiedono.
Non voglio toccare altri argomenti, perchè ci sarà tempo e modo di discuterne ancora.
Cordialmente
Gianni (Giovanni) Malatesta
eugeniocicerchia@tiscali.it"
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22 feb (12 ore fa)
Condivido il vostro appello affinché la vera sinistra faccia propriol'appello "per un voto utile": 1) Rispettare i diritti di ognicittadino: salute, scuola; 2) Più rispetto per le donne e per igiovani, meno paura del vaticano; 3) mai guerra, solo pace; 4)riduzione delle spese militari, più finanziamenti alla scuola,all'università, alla ricerca; 5) più diritti e salari, meno sconti alleimprese; 6) più stato sociale, nessun regalo alle rendite; 7) menosviluppo ma più progresso; 8) una TV libera dalla pubblicità mercantilee dallo schiavismo Mediaset: (vedi su "il manifesto" del 22.02.08:"RAISAT pensata da Carlo Freccero"); 9) più democrazia diretta,sindacato meno partito-dipendente, politica fatta dalle organizzazionipopolari e meno dirigenti partitici nella società sociale e pubblica;10) sostegno alla stampa che non è al servizio del mercato; 11) aiutarei cittadini a redigere i bilanci partecipati; 12) meno operatoripartitici pagati, più operatori nelle strutture periferiche; 13) bastacon le periferie della miseria; 14)largo e sostegno al volontariato;15) Aiutiamo "Il tribunale per i diritti del malato"!Saluti fraterni
Luigi Gallo
a me
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12 feb
Sono d'accordo con il testo dell'appello, ma secondo me in questaoccasione, di nuove elezioni fasulle in cui i diritti democraticidell'elettore sono stati confiscati dal sistema politicoautoreferenziale basato sugli interessi di Casta, bisogna cercare didare un forte segnale di opposizione e di critica: Per esempio nonvotando in massa, in modo manifesto e circostanziato.NO DEMOCRAZIA.NO VOTO!Basta non se ne può più. La misura è colma. Dopo due anni di governodeludente di centrosinistra si deve ritornare a votare con una leggedefinita unanimemente una porcata. Una legge che scippa l'elettore deldiritto democratico di almeno scegliere i propri rappresentantipolitici. Unico mezzo che potrebbe, forse, limitare quel potereautoreferenziale degli attuali parlamentari che costituisce ilpresupposto per la creazione del /partito trasversale blindato/ che hal' interesse primario di conservare i propri immensi e ingiustificatiprivilegi, e che per tutti va sotto il nome di Casta, ma che ormai nonfa più effetto: Perfino il leggiadro Casini si riempie la "boccuccia" disdegnato biasimo. Un po' come da divorziato e al secondo matrimonioinneggia all'indissolubilità dello stesso.Lo sappiamo tutti che chiunque vincerà non sarà in grado di dar vita adun governo in grado di operare per un'intera legislatura e senzacontinui compromessi e baruffe tra alleati.Ma, ahimè, il popolo, parte dei cittadini italiani, gran partedell'elettorato fa come le tre scimmiette: non vede non sente non parla,e quel che è peggio al momento del voto continua a dare il proprioconsenso controvoglia e turandosi il naso.Ebbene io non ci sto. Da semplice cittadino, ma cosciente dellasituazione drammatica in cui versa il Paese, da attivo partecipante dicomitati civici in lotta per la difesa dell'ambiente e la salvaguardiadella salute del pianeta, da militante impegnato anima e corpo contro lelobby dell'incenerimento dei rifiuti e della privatizzazione dell'acquae contro ogni forma di presenza mafiosa nella realtà quotidiana, iodico, per quel che mi riguarda, che NON ANDRO' A VOTARE.Sono convinto che molti italiani siano in sintonia con questa miadecisione. So benissimo che abdicare al voto non serve, anzi favorisce ifavoriti in questo caso Berlusconi, ma se il voto è il modo in cui uncittadino manifesta la sua approvazione e la sua scelta per ladefinizione di una classe politica e del relativo governo, chidisapprova e non ha altro modo di esplicitarlo deve poterlo fare con unastensionismo partecipato e manifesto. E non dico di lasciare la schedabianca che poi può essere tranquillamente riempita, né di annullarla confrasi di sfogo. Bisogna non andare a votare, rifiutarsi di dare ilproprio voto, con convinzione. Se fossimo in tanti, ma veramente tanti afare questa scelta, sono convinto che qualcosa succederebbe, una scossa,un allarme, un fatto di grande attenzione mediatica.E' una proposta, né qualunquista, né rinunciataria dei sacri dirittidella democrazia, bensì per tentare di ripristinare questi diritti checi sono stati ormai scippati, e per scongiurare un possibile scenarioinquietante: se non ci svegliamo potremmo prima di quanto si pensiritrovarci pesti e gabbati in un nuovo sistema totalitario, equivoco esubdolo ma paralizzante.Chi è d'accordo batta un colpo, passi parola. NO DEMOCRAZIA. NO VOTO.
Marco Sodi* *Formatore alla Nonviolenza care e cari, sono un cittadino come voi di questa Italia che soffre senza farci troppo caso, presa dal consumismo dello stile di vita dominante e dall'individualismo nelle relazioni; anchio mi sento chiamato come essere umano anzitutto a fare qualcosa per migliorare lo stato delle cose in cui ci troviamo.Condivido nella sostanza l' Appello e perciò lo sottoscrivo persuaso come sono che i mezzi ed i fini delle azioni ,nostre e degli altri,siano parimenti importanti e che quindi un fare politica che abbia come scopi la ricostruzione di valori quali la giustizia sociale,la solidarietà, il ripudio delle armi e della violenza,deve essere in grado di praticarli nei metodi e negli strumenti che si scelgono per raggiungerli.Credo che ogni cambiamento importante avverrà lento ma dovrà avvenire,poichè siamo già dentro la catastrofe,ambientale,etica,economica,politica ,anzi siamo tutti noi la catastrofe stessa. Non si può adesso che far vincere la forza della verità, l'unica forza a portata di mano di ogni essere umano.Ognuno.
Roberto Galantini e Silvia Spaggiari
Cari amici,
vorrei sottoporvi una modesta proposta pratica.
L’Italia non e’ piu’ un paese libero ne’ democratico. Siamo un paese occupato da un magma occulto (ma neanche tanto) economico-mafioso, che mantiene per puro tornaconto personale un’intera classe politica che ha posto il proprio interesse di “casta”, al di sopra di ogni rapporto con la realta’. Questa alleanza finanziaria controlla anche tutti i circuiti informativi quindi, mentre per alcune centinaia di migliaia di persone attive che si relazionano direttamente o via Internet la farsa risulta sempre piu’ evidente, il resto del “popolo” stenta a farsi un’idea precisa di cio’ che accade.
Il concetto-base che puo’ tenere insieme ambientalisti, pacifisti, amici di Grillo, insorti campani vicentini e valsusini, e’ che la Costituzione Italiana va difesa. Questa politica, con questa legge elettorale, mira a sottrarre il diritto del popolo a scegliersi i propri candidati, tanto e’ vero che cambiera’ la configurazione del parlamento ma, nonostante tutti i fallimenti di questi anni, vi vedremo sedute ancora una volta sempre le stesse facce.
Maria Elena BertoliGAS di BargaLucca
Sottoscrivo il vostro appello, avrei desideraro però un cenno a quallacritica più radicale al sistema dello sviluppo che è data dalla tematicadella decrescita.Perchè nen tentate contatti con PAllante, Bonaiuti ecc. sui temi diLatouche.Vi sono discrepanze "ideologiche" fra le vostre e le loro posizioini?Io credo che le vostre tematiche che puntano più sulla lotta per i benicomuni, per la solidarietà ecc abbiano bisogno di contaminarsi con letematiche della decrescita.E poi le tematiche ambientali perchè le tenete fuori?Per me queste arre devono assolutemente contaminarsi, c'è bisogno di unarricchimento reciproco.Semmai il vostro discorso lo vedo un po' limitativo......Resto in attesa di una vostra risposta circa le mie considerazioni.
Fron Savino
Mi riferisco in particolare al nocciolo del tema, da cui ne deriva le altre tracce del documento,
"Sappiamo bene anche che la politica non è altro che lo specchio della società".
E' una grave ed errata affermazione.
Grave perché se anche voi, parte di questa società, e sottoscriventi siete "specchio" della attuale politica, è meglio che vi trovate un profondo dove esercitarvi a questa ginnastica politica.
Se, COME PRESUMO, non siete "specchio" di questa società e di questa politica, allora, forse UN'ALTRA POLITICA E' POSSIBILE!
Errata, perché i politici dovrebbero essere (in teoria) rappresentanti di fette di società (la nostra si definisce democrazia rappresentativa), come tali dovrebbero essere la parte migliore della società, altrimenti era meglio tirare a sorte per la selezione dei nostri rappresentanti.
Errata perché se la politica è autoreferenziale quindi casta dirigente, c'è poco da rispecchiare con la società reale da cui i politici si sono separati e svincolati.
Errata perché questa classe dirigente non l'abbiamo scelta noi cittadini, e per contro i cittadini difficilmente si identificano con i politici.
Siamo in un feudalesimo elettivo, prenderne atto e porvi rimedio. Se c'era "un patto sociale" tra i cittadini e i vari attori sociali, e questo "contratto" è stato rotto dai politici facendoci decadere nel nuovo feudalesimo, probabilmente bisogna rifondare il contratto, non riformare i politici.
[Trovare una forma di associazione che con tutta la forza comune difenda e protegga le persone e i beni di ogni associato, mediante la quale ciascuno, unendosi a tutti, obbedisca tuttavia soltanto a se stesso, e resti non meno libero di prima ]
[..la cessione totale di ogni associato con tutti i suoi diritti alla comunità tutta; poiché ciascuno dona l'intero se stesso, la condizione essendo uguale per tutti, nessuno ha interesse di renderla più pesante per gli altri. Essendo inoltre tale cessione fatta senza riserve, l'unione che ne risulta è la più perfetta possibile e nessun associato ha alcunché da reclamare, infatti, se restasse qualche diritto ai singoli, dato che non vi è nessun superiore comune che possa decidere tra costoro e la collettività, ciascun uomo, potendo essere in qualche caso il suo stesso giudice, pretenderebbe di esserlo per ogni fattispecie che lo riguardasse; in tal caso lo stato di natura sussisterebbe e l'associazione diverrebbe di necessità o tirannica o inutile.]
(J.-J. Rousseau, Il contratto sociale, in Id., Scritti politici]
Chiudo con un paio di sigilli
Due temi a mio avviso fondamentali di cui non ne parlate affatto:
L'utlitità dell'eguaglianza, di come restringere la forbice della proprietà e del possesso delle ricchezze e dei diritti (rimando alle corpose letterature in merito).
L'utilià di cominciare a riscrivere patti sociali dalle piccole cose alle grandi (dal verde di quartiere al riciclo rifiuti, dall'acqua al piano regolatore), uscendo dalla diatriba pubblico(dello Stato) e privato, e riallocare sul nuovo piano: cittadini (a gestione diretta) e privato (come del resto già fanno molti di voi e delle vostre associazioni), si tratta solamente di allargare il discorso e il campo di intervento.
E, citando una celebre frase di Morin:”la rinuncia al migliore dei mondi non è la rinuncia ad un mondo migliore”.
Grazie della vostra attenzione
Antonio S.
officinapolitica
a Giovanni, me
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9 feb
Ciao Gianni,
ho letto con interesse l'appello che hai girato e l'ho messo sul sito di Officina (http://www.officinapolitica.it/). Aderisco alla proposta, ma non ti nascondo lo smarrimento che provo in questo periodo: leggo molti appelli di questo tipo, tutti condivisibili nei contenuti, qualcuno chiaramente demagogico, altri strumentali. Non penso sia il caso di questo ma non riesco sottrarmi alla sensazione di andare avanti nel buio a tastoni. Non ho mai avuto tessera di partito ma sono convinto della necessità operativa, per qualsiasi iniziativa politica, di trovare strumento in un soggetto collettivo strutturato. Per questo mi sono avvicinato a quelli che, almeno sotto il profilo statutario, sembrano offrire margini di composizione tra le istanze di profondo rinnovamento, delle società civile, e la capacità di penetrazione sociale, dei partiti e delle associazioni nazionali. Non ho compreso nel messaggio che invii se vi sia una chiusura a priori rispetto ad ogni rapporto con i partiti o se vi sia, in maniera inespressa, la speranza di poterne, con il tempo, fermare e recuperare l'attuale profonda degenerazione. Se questo aspetto è un elemento di discussione del gruppo sarò lieto di portare il mio modestissimo contributo.
Un cordiale saluto.
Mauro Chessa - Officina Politica Pistoiese
Condivido molto l'appello e mi interessa partecipare ad uno strutturarsi del dibattito in cui non vi siano dotti e prodotti preconfezionati; è da anni che sento la mancanza di un dibattito in cui esperienze si confrontano per individuare soluzioni ai problemi di tutti i giorni. Qualcosa ha rotto quelle buone abitudini e certamente non posso pensare solo all'arrivo di questa destra, perché la mia storia politica mi ha fatto convinto che le posizioni acquisiste nei partiti sono sempre più resistenti a qualsiasi dibattito.alfonso gambardellavia dei canali, 2684121 salerno
Caro Antonio, Alex, Alberti ( Castagnola e Zoratti) e cari tutti ifirmatari del manifesto...permettetemi uno sfogo alla rovescia...Nellerighe che ho letto e condiviso credo che manchi una consapevolezzafondamentale; manca a mio avviso un elemento di riflessione che cipermette di essere critici nella ( e non fuori) dalla speranza...Per me sperare è la conseguenza del vedere concretamente quello che dal2001 questo movimento ha fatto: a mio avviso ha compiuto un autenticomiracolo di civiltà.Non mi piace e mi sembra piuttosto inutile anzi dannoso AUTOCELEBRARSI.Ma questa lettera non contiene un'autocelebrazione ma un gridod'allarme. Stiamo correndo il rischio di andare ad un confronto credendodi essere "minoranza" e senza accorgerci d'essere "maggioranza".L'ansia, la disperazione e la non-fiducia che ci viene trasmessaSTRATEGICAMENTE dalle notizie quotidiane sta agendo anche su di noi...Sunoi che abbiamo visto le 300.000 persone di Genova; su di noi cheabbiamo visto nascere il primo Forum di Porto Alegre; su di noi che anovembre del 2002 a Firenze fummo più di un milione; su di noi cheabbiamo contribuito a "tirare su" ( con i tanti, tantissimi limiti):Botteghe del commercio equo e solidale ( quanti sono i soci di tutte lebotteghe o i clienti del commercio equo?)una Banca Etica 28.000 sociGruppi di acquisto solidaliEditoria Alternativa come Nigrizia, Mosaico di Pace, Adista,Altreconomia ( 25.000 lettori al mese (?) Carta ( 50.000 lettori allasettimana),Valori, Azione Non Violenta,Notiziario della rete radièresch,l'altrapagina con i suoi convegni, EMI, lettera Arcoiris tv 82.000destinatariuna campagna per la ripubblicizzazione dell'acqua 401.000 firmeun sito come Beppe Grillo 160.000 visitatori al giorno: quanti sono imeet up sparsi in tutta Italia?Questo elenco ho provato a farlo ma non finirebbe mai e RADUNA milionidi persone. Penso a quanti hanno sostenuto la battaglia del comitato NODAL MOLIN o della NO TAV.No si di noi il "tono" della disperazione o dello scoraggiamento NONPUO' prevalere. Almeno noi non possiamo cadere e non capire che staimovivendo in una rappresentazione non veritiera e totalmente fasulla delpaese in cui viviamo.Non chiedo tanto ma solo che ciascuno invii alla mia e.mailciviltaetica@tiscali.it civiltaetica@tiscali.it>* I NUMERI INSUO POSSESSO*Vedete credo che noi abbiamo avuto modo e passione per dibattere sucontenuti, strategie, primarie dei contenuti, organizzazione dimanifestazione e abbiamo litigato anche se era giusto o no utilizzareper la festa del paese i piatti in mater be o quelli di coccio da lavare...quello che non abbiamo mai fatto perchè forse ritenuto poco nobile èstato quello di tirare giù un numero verosimile che ci rappresenta...Tutti e non ditemi di no hanno appizzato le orecchie al sondaggiotrasmesso ad Anno Zero quello al 45% quello al 30% etc.etc.I numeri servono ad orientarsi..facciamo questo sforzo...perchè, vedete,se scoprissimo che tutte queste realtà fossero 5 milioni d'Italiani...*saperlo farebbe la differenza...*In filosofia mi hanno insegnato che i numeri servono a rappresentare larealtàNon vorrei che noi avessimo il "numero" vincente e,per distrazione, cidimenticassimo di andarlo a giocare...Non per consegnarlo alla campagna elettorale di questo o quelpartito...no..no...solo per averlo come bussola di orientamento e andare sempre più speditinella direzione di sempre: verso gli ultimi, gli indifesi, ipoveri....per fare in modo che il margine diventi il centro....Gianluca De Gennaro - Ass. Civilta' Etica di Gubbio
"amerigobigagli@infinito.it"
15 feb
Dalla lettura che ho fatto io individualmente deldocumento percepisco come tema fondamentale lanecessita'di contribuire, con modalita' piu' organizzate equindi piu'efficaci, ad un cambiamento di cultura politicanell'intero Paese. Una cultura per la politica nostranache adotti gli stessi valori sostenuti dal movimento"altermondialista".Sul piano dei contenuti, dunque, niente di nuovo, ma ancheriguardo alle modalita' di espressione direi che ci sonostate interessanti sperimentazioni che non sono passateinosservate, anzi hanno contribuito a far nascere e darecredito ad altre "correnti" altermondialiste in tantiambiti della societa' civile e istituzionale. Forse questofermento non e' stato altrettanto visibile nella vitapolitica interna, come era invece evidente nelle finalita'del movimento, ma non certo per mancanza di rete o direlazioni, bensi' per l'affossamento operato da partiti einformazione. Tuttavia si e' chiaramente visto, con ilV-DAY di Beppe Grillo con La Casta di Rizzo e Stella etc.etc., la brace che arde sotto la cenere.Se dunque l'invito che rivolge il documento e' acontinuare la risilienza per il cambiamento culturalepolitico interdipendente con "un altro mondo e'possibile", con me invitate il matto alle sassate... Pero'in questo momento per me e' prioritaria una mobilitazioneper reagire all'ennesima stronzata che ci hanno fatto:mandarci a votare di nuovo con la legge elettorale"porcata". Inutile spiegare a chi legge i motivi di unforte disgusto per questa gente che mi sta convincendo adeporre una scheda nulla. Dico solo che sono disposto afinanziare per quanto posso un'iniziativa che promuova unamodalita' convenuta di voto nullo che muova dalla condannadi chi, prima o dopo la crisi di governo, non ha cambiatola legge elettorale e che chieda una delegittimazione di
chi sara' eletto in presenza di voti nulli superiori aduna certa percentuale. Chiedo la luna?Shalom. Amerigo
"boris.luca"
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22 feb (16 ore fa)
vorrei chiedervi se siete interessati alla partecipazione al vostro progetto di gruppi ultras. Non quelli descritti dai mass media come delinquenti, ma di quelli che da sempre si battono per l'aggregazione sociale giovanile. Cordiali saluti
Mi ritrovo con quanto avete scritto, vorrei solo aggiungere un paio di cose.
Credo che bisogna ripartire dai territori e nei territori rispetto ai problemi e bisogni creare percorsi strutturati di democrazia diretta , dove i cittadini che vogliono partecipare attraverso un lavoro d'informazione arrivino a decidere le soluzioni più appropriate e continuando in un rapporto di scambio con le istituzioni() riconsiderare e approvare eventualmente modifiche alle decisioni prese.
Questo nella cornice dei beni comuni ed un lavoro che preveda la condivisione delle soluzioni.
Bisogna ribaltare penso questo sistema ( di pochi contro i tanti ) che si basa sulle compatibilità economiche (loro) utilizzando la cinghia di trasmissione di tanta politica ufficiale per imporre le loro scelte alle popolazioni con tutte le distruzioni conseguenti a cominciare dalla democrazia al territorio e al futuro di noi tutti.
Ribaltare a mio avviso significa proprio rendere dignità e responsbilità a tutte le persone attraverso proprio il riappropiarsi della conoscenza ( via via sempre più tolta )e del diritto a scegliere insieme cosa chiedere all'istituzione che deve gestire e rendere conto nei modi prevedibili di questo compito.
Mi rendo ben conto come voi di come sia necessaria la partecipazione di tanti nell'agire la propria responsabilità ( agire la propria conoscenza ) per affrontare i tanti problemi che ci troviamo di fronte.
roberto menichetti
presidio permanente per la chiusura definitiva dell'inceneritore di Montale Pistoia
ROBERTO COSTA
Occorre partire da un riappropriarsi dell'informazione per trovare visibilità:
per essere sempre di più la rappresentazione di noi stessi
e sempre meno il prodotto di una società che non ci rappresenta (Comuna Baires).
Occorre sfruttare la capacità della "rete" per fare in-formazione a costi contenutissimi.
Fare "rete" a partire dall'in-formazione perchè senza in-formazione non si esiste.
Mi metto a disposizione per la costruzione di un web-log quotidiano
che metta in rete e dia visibilità e voce alle istanze del "movimento".
Roberto Costa,
direttore di Biancoenero,
periodico polesano di immigrati e minoranze (reg. Trib. di Rovigo anno 1993).
Tel.0425-411101.
a>
[7 Febbraio 2008]
Avremmo una proposta da fare. Se volete, se ne può discutere. Si tratta di trovare il modo di rovesciare in azione positiva la disillusione, la noia e la rabbia che provocano in tanta gente i partiti e il sistema politico in generale. Per riassumere: prima ci fu il programma dell’Unione, a cui in qualche modo molti collaborarono, poi le elezioni, nel 2006, vinte d’un soffio dal centrosinistra. Da quel momento, quasi solo disillusioni, noia e rabbia. Con qualche eccezione, è vero, ma a tirare le somme il saldo è piuttosto negativo. E la sinistra in particolare, che avrebbe dovuto ridurre il danno, lo riduceva sì, ma solo per Prodi. Non faccio l’elenco, perché tutti sanno di cosa si sta parlando.
Già, ma «noi» chi? Quel che abbiamo visto, negli anni, è che esistono zone sociali molto varie ma accomunate dalla ricerca di un altro modo di vivere, di decidere insieme e di avere a che fare con l’ambiente. Qualcuno chiama questa parte della società «movimenti», talvolta «pacifismo», alter ancora «comunità locali», oppure «associazionismo», «lavoratori», «precari». Per semplicità, noi diciamo «società civile». Come la si voglia chiamare, questa parte della società, che fa parte di reti [il Patto di mutuo soccorso, il movimento per l’acqua, ecc.] o anche no, ha nei riguardi della politica, delle elezioni, una relazione ambivalente. Per un verso non ne sopporta più linguaggi, discipline e finalità. Per l’altro verso ne dipende, come se quello fosse l’esclusivo ambito da cui ci può aspettare, prima o poi, un qualche cambiamento. Ne deriva che movimenti cittadini e sociali oscillano tra «chiedere» questo o quello ai loro «rappresentanti», e rifiutarli nella speranza di fare da soli. E gli individui sbandano tra il votare il meno peggio per abitudine, per cultura, per disperazione, o non votare affatto. Nelle elezioni locali si tentano liste e candidati «altri», anche con successo, ma in quelle nazionali pare impossibile.
Dopo l’esperienza di questo governo il fossato si è ulteriormente allargato. E a non molto servirà agitare lo spettro di Berlusconi, per lo meno all’inizio della campagna elettorale. E poi il Pd «corre da solo» e dunque è caduta l’apparenza dell’«unità», e le sinistre non danno mostra di agilità e coraggio nel mettersi insieme.
E allora, che si fa? Si può lasciare che passi l’ennesima ondata di marea delle campagne pubblicitario-elettorali, per poi ricominciare a darsi da fare, anche se probabilmente in un contesto peggiore. Oppure si può cercare il modo di «usare» la campagna elettorale. Questa è la proposta: reti, movimenti, associazioni, sindacati, singole personalità un bel giorno, presto, si riuniscono e discutono di come condurre in tutto il paese, città per città, un’altra campagna. La quale consisterebbe nel fatto che tutti, nelle loro diversità, concordano su un testo, un «programma», che disegni la società e la democrazia che vorremmo; e che tutti si impegnano a diffonderlo e a discuterlo in giro per l’Italia. Poi, ciascuno metterà l’accento sulla parte del «programma» che trova più coerente con sé, e in ogni città o territorio si tradurranno quelle proposte nella situazione che c’è lì. Immaginate decine, centinaia di incontri e di azioni che tutte insieme dicano: noi, così diversi tra noi, abbiamo ciò nonostante una proposta da fare a tutti i cittadini. Che si decida di votare per questo o per quello, o di non votare affatto, noi badiamo alle cose, a come cambiare il nostro modo di vivere.
Si tratterebbe di una «campagna» indipendente e parallela a quella dei partiti, che non si propone di chiedere o imporre candidature, o di barattare voti. E se persone iscritte a partiti, o gruppi locali, volessero partecipare all’altra campagna, bene, ma come una parte tra altre, alla pari.
Così, forse si farebbero due passi in avanti. Il primo: reti, movimenti e persone, cittadini che spesso non si conoscono avranno la possibilità di capirsi, di sentirsi parte di una nascente comunità democratica. Il secondo aumenterebbe la possibilità di resistere agli assalti di Berlusconi [e di chiunque]. Avanziamo questa proposta con semplicità. E se sarà un buco nell’acqua, peccato: ci riproveremo in un’altra occasione.
Pierluigi Sullo [da Carta 4/08 in edicola dall’8 febbraio]
"boris.luca"
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22 feb (16 ore fa)
vorrei chiedervi se siete interessati alla partecipazione al vostro progetto di gruppi ultras. Non quelli descritti dai mass media come delinquenti, ma di quelli che da sempre si battono per l'aggregazione sociale giovanile. Cordiali saluti
Care tutte e cari tutti :
raccolgo la proposta di Gigi Sullo e la rilancio, con alcune riflessioni mie, che vogliono essere un contributo alla discussione. Discussione che anch'io auspico si apra e sia la più estesa possibile. Mi piace l'idea di una campagna elettorale parallela, sganciata dall'esigenza di raccogliere voti e quindi libera e indipendente: una campagna centrata sui problemi, aperta al contributo delle popolazioni che tali problemi vivono sulla loro pelle. Sganciandosi dal problema contingente del voto e della rappresentanza, permetterebbe effettivamente di costruire sul territorio una piattaforma rivendicativa comune che potrebbe diventare la base del confronto e dell'eventuale (ma io direi inevitabile) scontro con gli "eligendi" e futuri eletti. Su questo terreno concreto, e non attraverso incontri e riunioni a tavolino, possono crearsi forme di collaborazione o strumenti di azione comune.
Il movimento che, sia pure in forma magmatica, multiforme ed acefala, si è indubitabilmente creato nel paese, ha delle caratteristiche del tutto nuove e spontanee che rendono impossibile qualunque inquadramento nelle categorie politiche tradizionali. La sua vitalità, la sua capacità di resistenza e di coinvolgimento devono essere salvaguardate e se possibile rafforzate, mentre ogni tentativo di imbrigliarlo dentro le tipiche logiche di schieramento rischiano di smorzarne ed al limite estinguerne tutta la potenzialità.
E' purtroppo esperienza comune quella del fallimento di tutti i tentativi, fatti anche in piena buona fede e con le migliori intenzioni, di organizzare e strutturare a tavolino i diversi spezzoni del movimento; peggior fine poi hanno fatto (e spero che faranno) i tentativi di cavalcarlo e strumentalizzarlo. Stiamo comunque tranquilli che durante questo periodo tentativi del genere sorgeranno come funghi e bisognerà guardarsi da tutti quei personaggi in cerca di autore che cercheranno di accreditarsi presso ill movimento.
Per questo ritengo che il migliore antidoto sia quello che il movimento o la società civile o come diavolo vogliamo chiamarlo lanci questo chiaro messaggio a chi intende presentarsi come rappresentante delle sue istanze:
Attento/a, perchè non faremo sconti a nessuno, noi continueremo le nostre battaglie e le nostre lotte senza guardare in faccia a nessuno/a, se aspiri a sedere su uno scranno del Parlamento sappi che non avrai vita facile, la tua poltrona sarà ricoperta di spine anzichè di velluto: noi non molleremo mai l'osso, perchè i beni che difendiamo sono alla base dei fondamenti stessi della sopravvivenza nostra e dei nostri figli e su quelli non siamo disposti a transigere. Sappi che denunceremo i compromessi che sarai costretto/a ad accettare, perchè sui beni comuni essenziali non ci sono compromessi accettabili, se raggiungerai dei risultati parziali ti diremo che questo non è sufficiente; dovrai accettare che ti citichiamo sempre e comunque, perchè il traguardo a cui miriamo è sempre un pò più in là di dove tu possa con tutta la tua buona volontà arrivare. Se nonostante tutto questo insisti nel non tirarti indietro, allora o hai degli interessi talmente grandi da difendere che non te ne frega di niente e di nessuno, o hai davvero le qualità per essere votato/a, ma ... attento a quello che farai, perchè non ti perderemo d'occhio ...
Credo che la manifestazione di domani a Roma, davanti al Parlamento, che vedrà la significativa e simbolica presenza di medici che si battono per la Prevenzione Primaria, ossia per il diritto di non ammalarsi, sia da leggere proprio in questo senso: attenti parlamentari di oggi e di domani, di destra di sinistra e di centro, siamo qui a dirvi che se non difenderete i nostri diritti fondamentali, primo fra tutti quello alla salute, noi vi licenzieremo, perchè non avete fatto il vostro dovere, che è quello di difendere l'interesse del vostro sovrano, che è il popolo.
Si noti che un'iniziativa di questo tipo è nata e cresciuta dal basso in modo del tutto spontaneo a partire dall'idea di una mamma, dal suo fortunato incontro con una dottoressa e dall'energia e la capacità di coinvolgimento che spesso solo le donne possiedono.
Non voglio toccare altri argomenti, perchè ci sarà tempo e modo di discuterne ancora.
Cordialmente
Gianni (Giovanni) Malatesta
eugeniocicerchia@tiscali.it"
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22 feb (12 ore fa)
Condivido il vostro appello affinché la vera sinistra faccia propriol'appello "per un voto utile": 1) Rispettare i diritti di ognicittadino: salute, scuola; 2) Più rispetto per le donne e per igiovani, meno paura del vaticano; 3) mai guerra, solo pace; 4)riduzione delle spese militari, più finanziamenti alla scuola,all'università, alla ricerca; 5) più diritti e salari, meno sconti alleimprese; 6) più stato sociale, nessun regalo alle rendite; 7) menosviluppo ma più progresso; 8) una TV libera dalla pubblicità mercantilee dallo schiavismo Mediaset: (vedi su "il manifesto" del 22.02.08:"RAISAT pensata da Carlo Freccero"); 9) più democrazia diretta,sindacato meno partito-dipendente, politica fatta dalle organizzazionipopolari e meno dirigenti partitici nella società sociale e pubblica;10) sostegno alla stampa che non è al servizio del mercato; 11) aiutarei cittadini a redigere i bilanci partecipati; 12) meno operatoripartitici pagati, più operatori nelle strutture periferiche; 13) bastacon le periferie della miseria; 14)largo e sostegno al volontariato;15) Aiutiamo "Il tribunale per i diritti del malato"!Saluti fraterni
Luigi Gallo
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12 feb
Sono d'accordo con il testo dell'appello, ma secondo me in questaoccasione, di nuove elezioni fasulle in cui i diritti democraticidell'elettore sono stati confiscati dal sistema politicoautoreferenziale basato sugli interessi di Casta, bisogna cercare didare un forte segnale di opposizione e di critica: Per esempio nonvotando in massa, in modo manifesto e circostanziato.NO DEMOCRAZIA.NO VOTO!Basta non se ne può più. La misura è colma. Dopo due anni di governodeludente di centrosinistra si deve ritornare a votare con una leggedefinita unanimemente una porcata. Una legge che scippa l'elettore deldiritto democratico di almeno scegliere i propri rappresentantipolitici. Unico mezzo che potrebbe, forse, limitare quel potereautoreferenziale degli attuali parlamentari che costituisce ilpresupposto per la creazione del /partito trasversale blindato/ che hal' interesse primario di conservare i propri immensi e ingiustificatiprivilegi, e che per tutti va sotto il nome di Casta, ma che ormai nonfa più effetto: Perfino il leggiadro Casini si riempie la "boccuccia" disdegnato biasimo. Un po' come da divorziato e al secondo matrimonioinneggia all'indissolubilità dello stesso.Lo sappiamo tutti che chiunque vincerà non sarà in grado di dar vita adun governo in grado di operare per un'intera legislatura e senzacontinui compromessi e baruffe tra alleati.Ma, ahimè, il popolo, parte dei cittadini italiani, gran partedell'elettorato fa come le tre scimmiette: non vede non sente non parla,e quel che è peggio al momento del voto continua a dare il proprioconsenso controvoglia e turandosi il naso.Ebbene io non ci sto. Da semplice cittadino, ma cosciente dellasituazione drammatica in cui versa il Paese, da attivo partecipante dicomitati civici in lotta per la difesa dell'ambiente e la salvaguardiadella salute del pianeta, da militante impegnato anima e corpo contro lelobby dell'incenerimento dei rifiuti e della privatizzazione dell'acquae contro ogni forma di presenza mafiosa nella realtà quotidiana, iodico, per quel che mi riguarda, che NON ANDRO' A VOTARE.Sono convinto che molti italiani siano in sintonia con questa miadecisione. So benissimo che abdicare al voto non serve, anzi favorisce ifavoriti in questo caso Berlusconi, ma se il voto è il modo in cui uncittadino manifesta la sua approvazione e la sua scelta per ladefinizione di una classe politica e del relativo governo, chidisapprova e non ha altro modo di esplicitarlo deve poterlo fare con unastensionismo partecipato e manifesto. E non dico di lasciare la schedabianca che poi può essere tranquillamente riempita, né di annullarla confrasi di sfogo. Bisogna non andare a votare, rifiutarsi di dare ilproprio voto, con convinzione. Se fossimo in tanti, ma veramente tanti afare questa scelta, sono convinto che qualcosa succederebbe, una scossa,un allarme, un fatto di grande attenzione mediatica.E' una proposta, né qualunquista, né rinunciataria dei sacri dirittidella democrazia, bensì per tentare di ripristinare questi diritti checi sono stati ormai scippati, e per scongiurare un possibile scenarioinquietante: se non ci svegliamo potremmo prima di quanto si pensiritrovarci pesti e gabbati in un nuovo sistema totalitario, equivoco esubdolo ma paralizzante.Chi è d'accordo batta un colpo, passi parola. NO DEMOCRAZIA. NO VOTO.
Marco Sodi* *Formatore alla Nonviolenza care e cari, sono un cittadino come voi di questa Italia che soffre senza farci troppo caso, presa dal consumismo dello stile di vita dominante e dall'individualismo nelle relazioni; anchio mi sento chiamato come essere umano anzitutto a fare qualcosa per migliorare lo stato delle cose in cui ci troviamo.Condivido nella sostanza l' Appello e perciò lo sottoscrivo persuaso come sono che i mezzi ed i fini delle azioni ,nostre e degli altri,siano parimenti importanti e che quindi un fare politica che abbia come scopi la ricostruzione di valori quali la giustizia sociale,la solidarietà, il ripudio delle armi e della violenza,deve essere in grado di praticarli nei metodi e negli strumenti che si scelgono per raggiungerli.Credo che ogni cambiamento importante avverrà lento ma dovrà avvenire,poichè siamo già dentro la catastrofe,ambientale,etica,economica,politica ,anzi siamo tutti noi la catastrofe stessa. Non si può adesso che far vincere la forza della verità, l'unica forza a portata di mano di ogni essere umano.Ognuno.
Roberto Galantini e Silvia Spaggiari
Cari amici,
vorrei sottoporvi una modesta proposta pratica.
L’Italia non e’ piu’ un paese libero ne’ democratico. Siamo un paese occupato da un magma occulto (ma neanche tanto) economico-mafioso, che mantiene per puro tornaconto personale un’intera classe politica che ha posto il proprio interesse di “casta”, al di sopra di ogni rapporto con la realta’. Questa alleanza finanziaria controlla anche tutti i circuiti informativi quindi, mentre per alcune centinaia di migliaia di persone attive che si relazionano direttamente o via Internet la farsa risulta sempre piu’ evidente, il resto del “popolo” stenta a farsi un’idea precisa di cio’ che accade.
Il concetto-base che puo’ tenere insieme ambientalisti, pacifisti, amici di Grillo, insorti campani vicentini e valsusini, e’ che la Costituzione Italiana va difesa. Questa politica, con questa legge elettorale, mira a sottrarre il diritto del popolo a scegliersi i propri candidati, tanto e’ vero che cambiera’ la configurazione del parlamento ma, nonostante tutti i fallimenti di questi anni, vi vedremo sedute ancora una volta sempre le stesse facce.
Maria Elena BertoliGAS di BargaLucca
Sottoscrivo il vostro appello, avrei desideraro però un cenno a quallacritica più radicale al sistema dello sviluppo che è data dalla tematicadella decrescita.Perchè nen tentate contatti con PAllante, Bonaiuti ecc. sui temi diLatouche.Vi sono discrepanze "ideologiche" fra le vostre e le loro posizioini?Io credo che le vostre tematiche che puntano più sulla lotta per i benicomuni, per la solidarietà ecc abbiano bisogno di contaminarsi con letematiche della decrescita.E poi le tematiche ambientali perchè le tenete fuori?Per me queste arre devono assolutemente contaminarsi, c'è bisogno di unarricchimento reciproco.Semmai il vostro discorso lo vedo un po' limitativo......Resto in attesa di una vostra risposta circa le mie considerazioni.
Fron Savino
Mi riferisco in particolare al nocciolo del tema, da cui ne deriva le altre tracce del documento,
"Sappiamo bene anche che la politica non è altro che lo specchio della società".
E' una grave ed errata affermazione.
Grave perché se anche voi, parte di questa società, e sottoscriventi siete "specchio" della attuale politica, è meglio che vi trovate un profondo dove esercitarvi a questa ginnastica politica.
Se, COME PRESUMO, non siete "specchio" di questa società e di questa politica, allora, forse UN'ALTRA POLITICA E' POSSIBILE!
Errata, perché i politici dovrebbero essere (in teoria) rappresentanti di fette di società (la nostra si definisce democrazia rappresentativa), come tali dovrebbero essere la parte migliore della società, altrimenti era meglio tirare a sorte per la selezione dei nostri rappresentanti.
Errata perché se la politica è autoreferenziale quindi casta dirigente, c'è poco da rispecchiare con la società reale da cui i politici si sono separati e svincolati.
Errata perché questa classe dirigente non l'abbiamo scelta noi cittadini, e per contro i cittadini difficilmente si identificano con i politici.
Siamo in un feudalesimo elettivo, prenderne atto e porvi rimedio. Se c'era "un patto sociale" tra i cittadini e i vari attori sociali, e questo "contratto" è stato rotto dai politici facendoci decadere nel nuovo feudalesimo, probabilmente bisogna rifondare il contratto, non riformare i politici.
[Trovare una forma di associazione che con tutta la forza comune difenda e protegga le persone e i beni di ogni associato, mediante la quale ciascuno, unendosi a tutti, obbedisca tuttavia soltanto a se stesso, e resti non meno libero di prima ]
[..la cessione totale di ogni associato con tutti i suoi diritti alla comunità tutta; poiché ciascuno dona l'intero se stesso, la condizione essendo uguale per tutti, nessuno ha interesse di renderla più pesante per gli altri. Essendo inoltre tale cessione fatta senza riserve, l'unione che ne risulta è la più perfetta possibile e nessun associato ha alcunché da reclamare, infatti, se restasse qualche diritto ai singoli, dato che non vi è nessun superiore comune che possa decidere tra costoro e la collettività, ciascun uomo, potendo essere in qualche caso il suo stesso giudice, pretenderebbe di esserlo per ogni fattispecie che lo riguardasse; in tal caso lo stato di natura sussisterebbe e l'associazione diverrebbe di necessità o tirannica o inutile.]
(J.-J. Rousseau, Il contratto sociale, in Id., Scritti politici]
Chiudo con un paio di sigilli
Due temi a mio avviso fondamentali di cui non ne parlate affatto:
L'utlitità dell'eguaglianza, di come restringere la forbice della proprietà e del possesso delle ricchezze e dei diritti (rimando alle corpose letterature in merito).
L'utilià di cominciare a riscrivere patti sociali dalle piccole cose alle grandi (dal verde di quartiere al riciclo rifiuti, dall'acqua al piano regolatore), uscendo dalla diatriba pubblico(dello Stato) e privato, e riallocare sul nuovo piano: cittadini (a gestione diretta) e privato (come del resto già fanno molti di voi e delle vostre associazioni), si tratta solamente di allargare il discorso e il campo di intervento.
E, citando una celebre frase di Morin:”la rinuncia al migliore dei mondi non è la rinuncia ad un mondo migliore”.
Grazie della vostra attenzione
Antonio S.
officinapolitica
a Giovanni, me
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9 feb
Ciao Gianni,
ho letto con interesse l'appello che hai girato e l'ho messo sul sito di Officina (http://www.officinapolitica.it/). Aderisco alla proposta, ma non ti nascondo lo smarrimento che provo in questo periodo: leggo molti appelli di questo tipo, tutti condivisibili nei contenuti, qualcuno chiaramente demagogico, altri strumentali. Non penso sia il caso di questo ma non riesco sottrarmi alla sensazione di andare avanti nel buio a tastoni. Non ho mai avuto tessera di partito ma sono convinto della necessità operativa, per qualsiasi iniziativa politica, di trovare strumento in un soggetto collettivo strutturato. Per questo mi sono avvicinato a quelli che, almeno sotto il profilo statutario, sembrano offrire margini di composizione tra le istanze di profondo rinnovamento, delle società civile, e la capacità di penetrazione sociale, dei partiti e delle associazioni nazionali. Non ho compreso nel messaggio che invii se vi sia una chiusura a priori rispetto ad ogni rapporto con i partiti o se vi sia, in maniera inespressa, la speranza di poterne, con il tempo, fermare e recuperare l'attuale profonda degenerazione. Se questo aspetto è un elemento di discussione del gruppo sarò lieto di portare il mio modestissimo contributo.
Un cordiale saluto.
Mauro Chessa - Officina Politica Pistoiese
Condivido molto l'appello e mi interessa partecipare ad uno strutturarsi del dibattito in cui non vi siano dotti e prodotti preconfezionati; è da anni che sento la mancanza di un dibattito in cui esperienze si confrontano per individuare soluzioni ai problemi di tutti i giorni. Qualcosa ha rotto quelle buone abitudini e certamente non posso pensare solo all'arrivo di questa destra, perché la mia storia politica mi ha fatto convinto che le posizioni acquisiste nei partiti sono sempre più resistenti a qualsiasi dibattito.alfonso gambardellavia dei canali, 2684121 salerno
Caro Antonio, Alex, Alberti ( Castagnola e Zoratti) e cari tutti ifirmatari del manifesto...permettetemi uno sfogo alla rovescia...Nellerighe che ho letto e condiviso credo che manchi una consapevolezzafondamentale; manca a mio avviso un elemento di riflessione che cipermette di essere critici nella ( e non fuori) dalla speranza...Per me sperare è la conseguenza del vedere concretamente quello che dal2001 questo movimento ha fatto: a mio avviso ha compiuto un autenticomiracolo di civiltà.Non mi piace e mi sembra piuttosto inutile anzi dannoso AUTOCELEBRARSI.Ma questa lettera non contiene un'autocelebrazione ma un gridod'allarme. Stiamo correndo il rischio di andare ad un confronto credendodi essere "minoranza" e senza accorgerci d'essere "maggioranza".L'ansia, la disperazione e la non-fiducia che ci viene trasmessaSTRATEGICAMENTE dalle notizie quotidiane sta agendo anche su di noi...Sunoi che abbiamo visto le 300.000 persone di Genova; su di noi cheabbiamo visto nascere il primo Forum di Porto Alegre; su di noi che anovembre del 2002 a Firenze fummo più di un milione; su di noi cheabbiamo contribuito a "tirare su" ( con i tanti, tantissimi limiti):Botteghe del commercio equo e solidale ( quanti sono i soci di tutte lebotteghe o i clienti del commercio equo?)una Banca Etica 28.000 sociGruppi di acquisto solidaliEditoria Alternativa come Nigrizia, Mosaico di Pace, Adista,Altreconomia ( 25.000 lettori al mese (?) Carta ( 50.000 lettori allasettimana),Valori, Azione Non Violenta,Notiziario della rete radièresch,l'altrapagina con i suoi convegni, EMI, lettera Arcoiris tv 82.000destinatariuna campagna per la ripubblicizzazione dell'acqua 401.000 firmeun sito come Beppe Grillo 160.000 visitatori al giorno: quanti sono imeet up sparsi in tutta Italia?Questo elenco ho provato a farlo ma non finirebbe mai e RADUNA milionidi persone. Penso a quanti hanno sostenuto la battaglia del comitato NODAL MOLIN o della NO TAV.No si di noi il "tono" della disperazione o dello scoraggiamento NONPUO' prevalere. Almeno noi non possiamo cadere e non capire che staimovivendo in una rappresentazione non veritiera e totalmente fasulla delpaese in cui viviamo.Non chiedo tanto ma solo che ciascuno invii alla mia e.mailciviltaetica@tiscali.it civiltaetica@tiscali.it>* I NUMERI INSUO POSSESSO*Vedete credo che noi abbiamo avuto modo e passione per dibattere sucontenuti, strategie, primarie dei contenuti, organizzazione dimanifestazione e abbiamo litigato anche se era giusto o no utilizzareper la festa del paese i piatti in mater be o quelli di coccio da lavare...quello che non abbiamo mai fatto perchè forse ritenuto poco nobile èstato quello di tirare giù un numero verosimile che ci rappresenta...Tutti e non ditemi di no hanno appizzato le orecchie al sondaggiotrasmesso ad Anno Zero quello al 45% quello al 30% etc.etc.I numeri servono ad orientarsi..facciamo questo sforzo...perchè, vedete,se scoprissimo che tutte queste realtà fossero 5 milioni d'Italiani...*saperlo farebbe la differenza...*In filosofia mi hanno insegnato che i numeri servono a rappresentare larealtàNon vorrei che noi avessimo il "numero" vincente e,per distrazione, cidimenticassimo di andarlo a giocare...Non per consegnarlo alla campagna elettorale di questo o quelpartito...no..no...solo per averlo come bussola di orientamento e andare sempre più speditinella direzione di sempre: verso gli ultimi, gli indifesi, ipoveri....per fare in modo che il margine diventi il centro....Gianluca De Gennaro - Ass. Civilta' Etica di Gubbio
"amerigobigagli@infinito.it"
15 feb
Dalla lettura che ho fatto io individualmente deldocumento percepisco come tema fondamentale lanecessita'di contribuire, con modalita' piu' organizzate equindi piu'efficaci, ad un cambiamento di cultura politicanell'intero Paese. Una cultura per la politica nostranache adotti gli stessi valori sostenuti dal movimento"altermondialista".Sul piano dei contenuti, dunque, niente di nuovo, ma ancheriguardo alle modalita' di espressione direi che ci sonostate interessanti sperimentazioni che non sono passateinosservate, anzi hanno contribuito a far nascere e darecredito ad altre "correnti" altermondialiste in tantiambiti della societa' civile e istituzionale. Forse questofermento non e' stato altrettanto visibile nella vitapolitica interna, come era invece evidente nelle finalita'del movimento, ma non certo per mancanza di rete o direlazioni, bensi' per l'affossamento operato da partiti einformazione. Tuttavia si e' chiaramente visto, con ilV-DAY di Beppe Grillo con La Casta di Rizzo e Stella etc.etc., la brace che arde sotto la cenere.Se dunque l'invito che rivolge il documento e' acontinuare la risilienza per il cambiamento culturalepolitico interdipendente con "un altro mondo e'possibile", con me invitate il matto alle sassate... Pero'in questo momento per me e' prioritaria una mobilitazioneper reagire all'ennesima stronzata che ci hanno fatto:mandarci a votare di nuovo con la legge elettorale"porcata". Inutile spiegare a chi legge i motivi di unforte disgusto per questa gente che mi sta convincendo adeporre una scheda nulla. Dico solo che sono disposto afinanziare per quanto posso un'iniziativa che promuova unamodalita' convenuta di voto nullo che muova dalla condannadi chi, prima o dopo la crisi di governo, non ha cambiatola legge elettorale e che chieda una delegittimazione di
chi sara' eletto in presenza di voti nulli superiori aduna certa percentuale. Chiedo la luna?Shalom. Amerigo
"boris.luca"
a me
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22 feb (16 ore fa)
vorrei chiedervi se siete interessati alla partecipazione al vostro progetto di gruppi ultras. Non quelli descritti dai mass media come delinquenti, ma di quelli che da sempre si battono per l'aggregazione sociale giovanile. Cordiali saluti
Mi ritrovo con quanto avete scritto, vorrei solo aggiungere un paio di cose.
Credo che bisogna ripartire dai territori e nei territori rispetto ai problemi e bisogni creare percorsi strutturati di democrazia diretta , dove i cittadini che vogliono partecipare attraverso un lavoro d'informazione arrivino a decidere le soluzioni più appropriate e continuando in un rapporto di scambio con le istituzioni() riconsiderare e approvare eventualmente modifiche alle decisioni prese.
Questo nella cornice dei beni comuni ed un lavoro che preveda la condivisione delle soluzioni.
Bisogna ribaltare penso questo sistema ( di pochi contro i tanti ) che si basa sulle compatibilità economiche (loro) utilizzando la cinghia di trasmissione di tanta politica ufficiale per imporre le loro scelte alle popolazioni con tutte le distruzioni conseguenti a cominciare dalla democrazia al territorio e al futuro di noi tutti.
Ribaltare a mio avviso significa proprio rendere dignità e responsbilità a tutte le persone attraverso proprio il riappropiarsi della conoscenza ( via via sempre più tolta )e del diritto a scegliere insieme cosa chiedere all'istituzione che deve gestire e rendere conto nei modi prevedibili di questo compito.
Mi rendo ben conto come voi di come sia necessaria la partecipazione di tanti nell'agire la propria responsabilità ( agire la propria conoscenza ) per affrontare i tanti problemi che ci troviamo di fronte.
roberto menichetti
presidio permanente per la chiusura definitiva dell'inceneritore di Montale Pistoia
ROBERTO COSTA
Occorre partire da un riappropriarsi dell'informazione per trovare visibilità:
per essere sempre di più la rappresentazione di noi stessi
e sempre meno il prodotto di una società che non ci rappresenta (Comuna Baires).
Occorre sfruttare la capacità della "rete" per fare in-formazione a costi contenutissimi.
Fare "rete" a partire dall'in-formazione perchè senza in-formazione non si esiste.
Mi metto a disposizione per la costruzione di un web-log quotidiano
che metta in rete e dia visibilità e voce alle istanze del "movimento".
Roberto Costa,
direttore di Biancoenero,
periodico polesano di immigrati e minoranze (reg. Trib. di Rovigo anno 1993).
Tel.0425-411101.
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